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Non possiamo accontentare tutti i clienti… 

 Aprile 25, 2020

Scritto da  Marco Munich

La paura di non accontentare tutti è uno degli argomenti più frequenti di cui sento discutere dai miei clienti.

Questa ha il rischio di diramarsi in tantissime direzioni. Il problema però è che in sede di consulenza si chiede a un coach di essere specifico, in modo da capire quale singolo aiuto possiamo dare alla persona.

Tuttavia, generalmente un coach in questa fase tende a voler accontentare tutti. Questo non si può fare, anche se ti farebbe automaticamente “entrare nel mare” degli altri concorrenti.

Cerca di essere unico

Il mio consiglio è invece di spingere verso una singola problematica, nicchia… insomma, verso una tua singola personalità. Punta sempre verso una sola cosa, perché questa attrarrà anche le persone che vengono “dal lato opposto”, ossia quelle che potenzialmente tu pensi non possano essere interessate alla tua attività.

A me ad esempio capita di fare consulenza a clienti che non fanno marketing, ma cose similari, e chiedono ugualmente il mio aiuto anche se non mi occupo del loro ramo.

La specificità e la tua capacità di andare su un problema e risolverlo, attrae l’attenzione anche delle persone che sono intorno.

Questo è importantissimo, perché spesso mi capita di vedere che ormai ci sia una sorta di muro, di mindset solidificato nei confronti di un marketing che appartiene a una mentalità precedente, in cui bisognava iniziare col parlare a tutti quanti.

Si credeva (e talvolta lo si crede ancora) insomma, che un counselor potesse rivolgersi a tutti e risolvere tutte le problematiche. Ovviamente non è così.

Cosa succede solitamente?

Per la mia esperienza, ti posso dire che generalmente si presentano due situazioni, di cui ti dirò anche la soluzione:

1- Il counselor non sa bene cosa desidera.

Scavando in fondo sul perché vuole accontentare tutti, spesso si scopre che non ha le idee molto chiare su quali persone vorrebbe aiutare, perciò nel dubbio cerca di ragionare più in termini di “quantità”. Le persone però bisogna conoscerle e questo è possibile farlo prima di tutto partendo da noi e creando contenuti che sono nostri.

Ogni giorno devi osservare di cosa parla la gente e capire cosa cerca. Dopodichè puoi utilizzare le tre fasi della creazione di contenuti che, nel momento in cui andrai a creare dei contenuti autentici, ti aiuteranno anche ad analizzarli e capire potenzialmente quali tipi di prodotto potrai andare a realizzare e vendere. Questo però sarà possibile solo alla fine dell’analisi, perché non conosci ancora chi sono i tuoi clienti.

2- Il counselor non si sente all’altezza

Ciò che succede ancora più spesso è una sorta di incapacità nel volersi esporre. Si tende sempre a non esporsi troppo, prendendo come scusa il fatto di non sentirsi all’altezza, con il risultato che si finisce col procrastinare.

Il consiglio che mi sento di darti in questo caso è di rivolgerti solo a quei clienti verso cui ti senti all’altezza

Cosa significa? Sicuramente all’interno della tua cerchia ci sono persone con cui tu ti senti più a tuo agio. Parti da quelle persone, anche se magari non si tratta di quelle con cui parli degli argomenti che preferisci.

Una volta fatto questo, vedrai che automaticamente quello che tu dirai si andrà ad espandere sempre di più. Vorrei che tu avessi fiducia in questo movimento automatico delle cose: non sempre è necessario fare delle attività per espandersi, ma il 90% delle volte basta concentrarsi su un punto solo.

Continuando figurativamente a “martellare” su quel punto, quello che tu dici si espande sempre di più come una macchia d’olio, innescando un processo del tipo:

  • Tu raggiungi le altre persone
  • Queste ti fanno delle osservazioni e tu cominci a capire cosa vogliono

Da cosa nasce cosa insomma, anche se deve tutto partire un punto di origine che in questa prima fase è semplicemente andare a vedere tra le tue varie situazioni quella che per te è più comoda.

Non mi sento molto d’accordo con quanti affermano che bisogna uscire dalla propria zona di comfort, penso che sia più utile utilizzare il senso di familiarità che questa offre per poter partire.

La zona di comfort fa parte di te ed è dove ti senti bene. Va da sé che è meglio stare bene per aiutare le persone.

In conclusione:

Non sforzarti di fare quello che fai, permetti alle cose di accadere naturalmente, metti prima di tutto davanti la tua centratura e vedrai che anche nel promuovere la tua attività accadranno cose giuste per te e nessun altro.

Spero che questo mio articolo ti sia stato utile, a presto!

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Marco Munich


In un mondo in cui il "vendere" arriva prima dell'aiutare, è diventato difficile per chi, come te, si dedica agli altri per vocazione... Marco Munich è un consulente marketing che, attraverso un marketing etico ed estremamente personalizzato, aiuta Life Coach, Counselor e Professionisti dell’olistico a creare contenuti intuitivi, che arrivano al cuore delle persone, raggiungendole nel loro spazio.

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