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Due consigli se stai iniziando ora la tua attività

(UNO PIÙ PRATICO, L’ALTRO MOTIVAZIONALE)

Quando decidi di intraprendere l’attività di coach, all’inizio potresti aver paura di non saper aiutare i tuoi clienti, ma è perfettamente normale. Siccome nel mio lavoro mi capita spesso di incontrare persone alle prime armi, con questo articolo mi piacerebbe provare a darti due consigli, che spero possano esserti utile.

Il concetto di “scala”

Partiamo dal presupposto che in Italia esiste un po’ la cosiddetta “caccia alle streghe”: le figure professionali come il coach vengono un po’ viste come persone che ti vogliono solo fregare, e questo spesso frena dal voler intraprendere questo lavoro.

In Italia inoltre c’è anche un po’ l’idea, mutuata dalla medicina, che noi coach dobbiamo essere perfetti, praticamente dei luminari. Quando arriva un cliente, questo può quindi avere l’aspettativa che noi sappiamo tutto quanto rispetto a ciò che abbiamo studiato.

Questo può essere vero sulla carta, ma purtroppo non nella realtà, perché ovviamente siamo umani e possiamo sbagliare. Sentendo quindi la necessità di essere perfetti, nel lavoro tendiamo a farci limitare tantissimo, soprattutto nel momento in cui dobbiamo autopromuoverci e mostrarci per come siamo.

Si crea quindi tutta una narrativa del tipo “Questo non lo posso dire perché devo essere perfetto”, con cui si vuole preservare l’immagine di noi che abbiamo creato.

Il mio consiglio è di pensare ad una scala. Immagina ad esempio cinque gradini, dove l’ultimo rappresenta la perfezione. Spesso tendiamo a pensare di essere già su quel gradino, solo perché abbiamo ottenuto la certificazione di counselor, ma in realtà non è così.

Ti consiglio invece di cominciare a pensare in termini di scalini molto più bassi. Prova a crescere insieme alle persone che aiuti e comincia ad aiutare chi è appena al di sotto di te. Se ad esempio ti trovi sul terzo gradino, aiuta chi si trova al primo.

Non devi per forza essere un luminare del settore per poter insegnare agli altri e non è necessario che tu sia perfetto per poter fare questo lavoro.

Cerca la vulnerabilità

Il secondo consiglio che ti voglio dare è di tipo più motivazionale. Una volta che ti sei reso conto di non essere perfetto e magari non vuoi pubblicare certi contenuti per mantenere la tua immagine di perfezione davanti agli altri, prova invece a tirare fuori la vulnerabilità.

La vulnerabilità è un’energia che ti rende più umano e dovresti farla sentire anche agli altri, magari anche attraverso ai social. Sicuramente ci vuole coraggio, ma è un grande passo in avanti.

Se sei più introverso, prova invece a parlarne con qualcuno che non conosci. Questo perché chi ti conosce ha già in testa una narrativa su di te, e dirà quindi cose “contaminate” rispetto a ciò che sei o a ciò che hai detto di voler essere.

La persona che non ti conosce, invece ti darà un punto di vista neutrale e completamente diverso da ciò che sei tu, senza nessun attaccamento o motivazione intrinseca data dal fatto che ti conosce già.

In conclusione:

Spero che questi due consigli ti possano essere utili nel tuo lavoro; personalmente,seguire queste dritte mi ha aiutato moltissimo.

Se non pretenderai da te stesso di volere essere perfetto per forza, vedrai che otterrai un sacco di soddisfazioni.

A presto!

Marco Munich

In un mondo in cui il "vendere" arriva prima dell'aiutare, è diventato difficile per chi, come te, si dedica agli altri per vocazione... Marco Munich è un Imprenditore che, attraverso un marketing etico ed estremamente personalizzato, aiuta Life Coach, Counselor e Professionisti dell’olistico a risuonare nella mente del loro potenziale cliente, rimanendo centrati su sè stessi, senza quel senso di "disonestà".

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